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Visita Montalcino: seguimi alla scoperta della città del Brunello!

Montalcino

Mio marito ed io arriviamo in questo bellissimo borgo medievale, circondato da mura possenti e dominato da un antico castello, dopo aver percorso in moto le strade della Val d’Orcia, circondati da infiniti vigneti, srotolando sotto le ruote riscaldate dall’asfalto, gomitoli di curve e panorami di una bellezza infinita.

Siamo nella terra del Brunello, a detta degli esperti, uno dei migliori vini italiani. Non mi meraviglio, quando scopro che la città è la sede dell’Istituto Europeo Vitivinicolo e del Centro Esposizione Vini.

Montalcino

Attenzione a non fare come me che appena arrivata, mi sono persa tra le antiche viuzze di pietra ad ascoltare i racconti degli anziani ancora oggi seduti sull’uscio di casa, pieni di ricordi e di informazioni! Mi lascio infatti guidare dai suggerimenti di Gino, un arzillo vecchietto ottantenne, che mio marito ed io incontriamo in un piccolo bar nei pressi di Via Matteotti, una delle strade che abbracciano la piazza principale del borgo. Direi che è un vero esperto di vini, a differenza nostra e nel giro di qualche minuto ci propina un elenco di aziende agricole da visitare per un vero e proprio tuffo negli itinerari del vino!

 

Il Brunello di Montalcino

Caparzo, Caprili, Casanova, Col d’Orcia, Il Poggione, La Fuga, La Gerla, Poggio Antico, Poggio di Sotto, Poggio San Paolo, Quercecchio, Salvioni, Scopetone, Sesti, Talenti. Non è una squadra di calcio ma alcuni nomi dei produttori del famigerato Brunello di Montalcino, che Gino recita a memoria come un’antica cantilena. E’ così che mi informa, che prima di essere pronto, il Brunello deve essere fatto invecchiare per un minimo di 5 anni, mentre per il Rosso di Montalcino ne basta uno solo. Da qui il famoso detto “più invecchi, più diventi buono”. Secondo Gino è proprio così! Ed io sono d’accordo!

 

Montalcino

Salutiamo il nostro amico e ci avviamo a piedi verso la Rocca, che si trova in cima al colle che domina sul paese. La Rocca fu eretta da Mino Foresi e Domenico Di Feo nel 1361. All’interno, a piano terra c’è una cantina che conserva i vini locali tra cui il famoso Brunello. Nelle stanze superiori, viene custodito lo Stendardo di Siena, simbolo della resistenza dei senesi, quando nel lontano 1550, abbandonarono Siena per raggiungere la fortezza di Montalcino e mantenere in vita la Repubblica, continuando ad opporsi così, all’assedio ispano mediceo.

 

Da non perdere

Il Duomo, dedicato al Santissimo Salvatore, il principale luogo di culto della città. Si tratta di un edifico molto semplice, in stile neoclassico. A me è piaciuto particolarmente l’organo a canne, costruito nel 1858, che potete ammirare nel braccio sinistro del transetto occidentale della chiesa.

Montalcino

Il Museo Civico e Diocesano d’Arte sacra, uno dei più importanti musei d’arte medievale e moderna della Provincia di Siena, assolutamente da non perdere la sua visita. Vi lascio il numero di telefono 0577.846014, da chiamare per avere conferma dei giorni e degli orari di visita perché con l’avvento della primavera, sono soggetti a variazioni.

Scopri altre destinazioni da non perdere in Toscana!

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