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Ex stazione di Fornello: i luoghi del cuore FAI 2018

Destinazione Toscana

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Ex stazione di Fornello: i luoghi del cuore FAI 2018 per cui si può votare

Articolo scritto in collaborazione con Paolo Casadio

 

Prima di raccontarvi dell’ex stazione di Fornello, devo fermarmi a Massarosa, il paese in cui abito, perchè è qui che è cominciato tutto :-).

Una delle cose che amo di più del mio paese, è il Premio Letterario Massarosa.

E’ uno dei premi letterari più antichi d’Italia. La sua peculiarità è quella del doppio sistema di votazione. Esistono infatti 2 giurie: una giuria tecnica e una giuria popolare.

La giuria tecnica seleziona le opere che partecipano al concorso e tra queste ne sceglie 5 che vanno in automatico in finale. Alla giuria popolare invece, viene affidata la lettura e la valutazione della cinquina finalista.

Ed è proprio la giuria popolare a decretare in diretta, la sera in cui si svolge la cerimonia di premiazione, il libro vincitore. Ed è stata proprio la mia partecipazione alla giuria popolare che nel 2016 mi ha fatto conoscere Paolo Casadio (qui potete leggere la sua intervista per il mio blog) che con il suo libro La Quarta Estate, edito da Piemme, si aggiudicò il Premio Letterario Massarosa 2016.

 

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Un’amicizia piena di libri

Da allora con Paolo, in qualche modo siamo sempre rimasti in contatto, tra libri letti e consigliati, tra racconti di un tempo che fu e storie di famiglie che si intrecciano con il territorio. Nel 2018 è  uscito il secondo romanzo di Paolo, Il bambino del treno, edito da Piemme.

E’ la storia di una famiglia felice, che vive nei pressi delle stazioni ferroviarie, con gli oggetti che oscillano quando i treni sfrecciano veloci sulle rotaie. Ma tutto cambia, quando Giovanni, il capofamiglia, accetta di fare il capostazione in un posto sperduto della provincia di Firenze: Fornello.

 

Ex stazione di Fornello, nel comune di Vicchio

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E’ stato allora che ho scoperto questo paese “fantasma”, oramai disabitato e mi sono appassionata alla sua storia, fatta di silenzio e binari mangiati dal tempo, con le case circostanti abbandonate, dove un tempo hanno vissuto famiglie di ferrovieri e cantonieri, lontani dagli agi della vita moderna e dal caos cittadino.

Così, insieme a Paolo, abbiamo deciso di dare il nostro piccolo contributo alla causa Fornello, sostenendo la sua candidatura a luogo del cuore FAI 2018 per cui si può votare. Più voti prenderà, più speranze ci sono che possa ottenere un finanziamento per il suo recupero, magari anche solo conservativo.

La stazione di Fornello fu chiusa definitivamente nel 1967, nonostante fosse stata un’importante via di comunicazione con la provincia di Firenze, a partire dalla seconda guerra mondiale. 

La zona di Fornello è molto frequentata dagli appassionati di trekking. Sono molti i percorsi di trekking che si possono seguire in questa zona della Toscana. Per esempio c’è il percorso di trekking Le Sieci  – Gricigliano – Monteloro – Molino del Piano che vi porterà su e giù per le colline toscane che abbracciano Firenze.  

 

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Ex stazione di Fornello, uno dei luoghi del cuore FAI. A cura di Paolo Casadio

Sapevo dell’esistenza di Fornello da un collega di ufficio, che a quanto ricordo lo utilizzava come scalo per andare a funghi.

Già era chiuso, abbandonato. La stazioncina, la “casermetta” a fianco, la torre idrica a pianta esagonale, il grande viadotto di Valdicampi a lato Firenze, la lunga galleria degli Allocchi a lato Romagna. E poi, muti testimoni di un tempo passato, i frantumatori della cava, il casello della Beppa, i cavalli dell’acqua, la galleria di rimessa.

Non fosse stato per poche pagine di Maurizio Panconesi – credo uno dei maggiori esperti italiani di storia ferroviaria – trovate per caso sul web,  mai avrei pensato di ambientarci un romanzo. E invece sì.

In quelle quattro pagine dedicate ai ricordi di Marcello Peranizzi, che nella stazione di Fornello c’era nato e correva l’anno 1949, ho trovato davvero un mondo perduto: il mondo perduto della valle del Muccione e della sua comunità.

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A quel mondo fatto di persone semplici, di vita difficile spesso limitata alla pura sopravvivenza, di carbonai, di pastori, di contadini, a quel mondo d’economia di sussistenza e tanto bastava, ché si finiva a vivere per sopravvivere, ho dedicato mesi di ricerche storiche, sopralluoghi e stesure continuamente modificate. Mi sono affezionato ai personaggi di carta e mi par di vederli tra quelle mura, per quei sentieri, sui brevi convogli di seconda che transitavano per la linea Firenze-Faenza.

Fornello è diventato per me il luogo del cuore, la casa di Giovannino e Romeo Tini, di Lucia Assirelli, del sottocapo Cenci, del postino Sebastiano Mori. Fornello reca le tracce indelebili delle zampette di quel cane straordinario che è Pipito Tini, e mai canetto s’è meritato nome e cognome al pari di tutti i cristiani.

Fornello è luogo del cuore letterario e, ancor prima, luogo del cuore e memoria. Perché all’invenzione letteraria – che ha comunque una sua fedeltà di personaggi e penso al parroco, al droghiere di Gattaia – si antepone la storia autentica dei luoghi e delle famiglie che, numerose, vi abitarono vicino e lo raggiunsero per sentieri e mulattiere.

La memoria assume un’altra e più tragica dimensione. Proprio sotto Fornello c’era – c’è ancora – il vecchio seccatoio di Pian Bertozzi dove, nell’inverno del 1943, approdarono i fratelli Alfredo e Franco Papini e i fratelli Cesare, Enzo, Sauro e Dante Valobra. Italiani, certo. Italiani di religione ebraica e perciò, secondo il Manifesto di Verona, “appartenenti a nazionalità nemica”.

I cinque ragazzi restarono nell’essiccatoio per tutto l’inverno, tornando spesso col treno a Firenze per qualche ora e rischiando parecchio. Rischi nel Muccione non ve ne erano: benvoluti e aiutati dalla comunità a principiare dal vero capostazione, Adolfo Orlandi.

Ecco: per queste poche e semplici tracce, per queste memorie collettive serbate nei muri e nei luoghi della piccola stazione, Fornello merita di essere oggetto e soggetto di ogni tentativo di recupero. Ed è per tanto motivo che vi chiedo una firma a sostegno dell’ex Stazione di Fornello, una firma a costo zero. Una firma per fermare la distruzione di Fornello.

 

SOSTIENI ANCHE TU L’EX STAZIONE DI FORNELLO A LUOGO DEL CUORE FAI 2018!

 

Grazie!

Se anche tu hai un luogo del cuore in Toscana che vuoi sostenere scrivimi!

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28 Comments

  • Reply
    claudia
    5 luglio 2018 at 7:50

    Mi piacciono le storie sui paesi fantasma. Molto interessante anche il premio, bella iniziativa

    • Reply
      Simona Genovali
      5 luglio 2018 at 10:00

      Grazie Claudia! Ricordati di votare Fornello se ti va. Trovi il link nell’articolo 😀 grazie

  • Reply
    anna di
    5 luglio 2018 at 9:57

    Cara Simona, che dire, mi hai lasciato senza parole, il posto e il racconto sono delicati, dolci… da leggere senza mai fermarsi. Adoro questi paesi fantasma, paesi che raccontano tanto e che a volte lasciano anche un po’ di “nostalgia”. Lo voto sicuramente. Grazie ancora e sempre per il tuo blog, scritto con passione e tanta professionalità.

    • Reply
      Simona Genovali
      5 luglio 2018 at 10:01

      Anna…Grazie! E tu da che parte di mondo sei ? Un abbraccio grande.

  • Reply
    Erika Cammarata
    5 luglio 2018 at 10:44

    Occupandomi di beni culturali, non potevo non apprezzare il tuo articolo. Ho letto tutto con attenzione e ho votato come luogo FAI 2018.

  • Reply
    sheila
    5 luglio 2018 at 11:42

    davvero interessante questa vecchia stazione sarebbe bello poterla far tornare al vecchio splendore

  • Reply
    Barbara
    5 luglio 2018 at 11:58

    Che bell’articolo, sarebbe bello recuperare la vecchia stazione.

  • Reply
    Lia
    5 luglio 2018 at 13:13

    Le stazioni hanno un fascino particolare… questa di Fornello ha anche una storia intensa. Ho votato il tuo luogo del cuore, ti auguro che possa essere recuperato. 🙂

  • Reply
    Falupe
    5 luglio 2018 at 13:22

    Come ho avuto modo di scriverti su altri post, adoro il tema Paesei Fantasma. Devo dire che non ho mai pensato ad una stazione; pensavo che quelle non più operative fossere state abbattute.

  • Reply
    Sara
    5 luglio 2018 at 13:38

    Che posto suggestivo, non ne avevo mai sentito parlare. Adoro questi paesi fantasma , sembra che vogliano dirci così tante cose… davvero bell’articolo, originalissimo!

    • Reply
      Simona Genovali
      5 luglio 2018 at 14:10

      Grazie Sara! Ricordati di votare Fornello, se ti va trovi il link nell’articolo 🙂

  • Reply
    Evelina
    5 luglio 2018 at 14:36

    Anch’io ho votato, il tuo racconto è molto coinvolgente e il posto suggestivo, l’ho apprezzato molto 😉

  • Reply
    MONICA
    5 luglio 2018 at 15:03

    Adoro questa iniziativa del FAI! E questo luogo merita davvero! Lo voterò

  • Reply
    Serena
    5 luglio 2018 at 16:41

    Non conoscevo questo tuo posto del cuore, hai fatto bene a proporlo all’iniziativa del FAI.

  • Reply
    Raffi
    5 luglio 2018 at 17:25

    Mi piace molto questo post. Anche io qualche giorno fa ho sostenuto un potenziale Luogo del Cuore FAI che si trova proprio nel paese in cui vivo. Dopo aver letto il racconto del tuo Luogo del Cuore FAI ho capito quanto sia importante questa iniziativa del Fondo Ambiente Italiano. Non importa se questi luoghi prenderanno il finanziamento o meno. L’importante è che persone come te ne parlino e ne scrivano e che tutti quelli che sentono di avere un legame con un luogo per una storia o delle storie narrate lo segnalino. Sarebbe bello poter mettere insieme tutte queste storie e raccontarle. Sono quelle storie minime che tutte insieme fanno grande un luogo.

    • Reply
      Simona Genovali
      6 luglio 2018 at 13:35

      Grazie di cuore Raffaella per l’apprezzamento e per aver compreso l’essenza di certi luoghi e il valore di queste iniziative.

  • Reply
    Luca
    5 luglio 2018 at 18:08

    Mi piace molto questa commistione di letteratura e di racconto digitale di viaggio. La prosa “alta” si rafforza grazie all’esperienza reale e condivisa nel web. Ora ho aggiunto un altro luogo nella mia lista di “Toscana lontana dal turismo di massa”. Grazie!

    • Reply
      Simona Genovali
      5 luglio 2018 at 19:39

      Ciao Luca grazie di tutto: per l’apprezzamento e per la tua visita!

  • Reply
    Valentina
    5 luglio 2018 at 19:17

    Ciao Simona, che meraviglia il tuo blog, pieno di classe ed eleganza! Molto affascinante il racconto di questo luogo fantasma. Lo voterò perché non venga dimenticato!

  • Reply
    Elena
    5 luglio 2018 at 22:16

    Che posto meraviglioso, non sapevo della sua esistenza. Grazie mille per averlo presentato, soprattutto in questo stupendo modo

  • Reply
    Manuela
    5 luglio 2018 at 22:23

    Adoro leggere di questi piccoli angoli di storia passata,vedendo le foto e leggendo i racconti di un tempo passato neanche da tanto mi prende una fitta al cuore…come se si fosse perso qualcosa della nostra storia…oggi sono un po’ melanconica…bellissimo articolo!

  • Reply
    Sabrina
    6 luglio 2018 at 14:27

    Adoro i borghi fantasma, spero un giorno di poter visitare anche questo!

  • Reply
    paolo casadio
    9 luglio 2018 at 19:37

    Quando ho ambientato a Fornello la storia della famiglia Tini, il mio primo pensiero è stato quello di catturare il fascino forse un po’ malinconico della valle del Muccione: perché era il ritmo naturale del tempo. Se ci sono riuscito, lo lascio dire a chi leggera “Il bambino del treno”. Il secondo pensiero è stato: “questa stazione non può morire”. Ecco, più che consigliarvi di acquistare il romanzo – e qui vado contro i miei interessi – vi chiedo una firma per questa speranza. Un grazie di cuore.

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